Sanità: rafforzare i sistemi nazionali attraverso la cooperazione europea
Ogni sistema sanitario nazionale risponde a specifiche esigenze territoriali, organizzative e sociali che non possono essere uniformate da Bruxelles. Questo principio va difeso.
Gli ultimi anni hanno anche dimostrato che alcune sfide richiedono una risposta comune. La pandemia ha evidenziato l’importanza della cooperazione europea nella ricerca scientifica, nella gestione delle emergenze e nella sicurezza degli approvvigionamenti sanitari. Oggi l’Europa è chiamata ad affrontare una nuova priorità: la crescente carenza di personale sanitario, che interessa gran parte degli Stati membri.
L’Unione può svolgere un ruolo importante sostenendo la formazione, la ricerca, l’innovazione e lo scambio di buone pratiche, senza interferire con le competenze nazionali. È questa la direzione che sostengo in Parlamento europeo: un’Europa che aiuta i sistemi sanitari a diventare più forti e più moderni, senza sostituirsi ad essi.
Per regioni come la Sicilia, investire in innovazione, medicina territoriale e formazione dei professionisti significa garantire cure migliori ai cittadini e rendere il sistema sanitario più sostenibile nel lungo periodo.
Prepararsi alle crisi: la lezione delle emergenze degli ultimi anni
Dalla pandemia agli incendi che hanno colpito il Mediterraneo, fino alle conseguenze della guerra in Ucraina sulle catene di approvvigionamento, l’Europa ha compreso che la sicurezza dei cittadini passa anche dalla capacità di prevenire e gestire le crisi.
Prepararsi significa investire prima che l’emergenza si presenti. Significa rafforzare la protezione civile, migliorare il coordinamento tra gli Stati membri e costruire strumenti comuni capaci di intervenire rapidamente quando necessario.
In questo contesto, il ruolo dell’Unione europea deve essere quello di affiancare gli Stati membri, mettendo a disposizione risorse, capacità operative e strumenti di cooperazione. Nessuno Stato può affrontare da solo sfide sempre più globali e interconnesse.
La cultura della prevenzione rappresenta oggi una delle grandi sfide europee. Investire nella resilienza significa proteggere cittadini, imprese e territori, riducendo i costi umani ed economici delle emergenze future.
Un bilancio europeo più vicino alle priorità dei cittadini
Il bilancio dell’Unione europea non è soltanto uno strumento finanziario. È la rappresentazione concreta delle priorità politiche dell’Europa.
Siamo stati chiamati a decidere come utilizzare le risorse europee in un contesto caratterizzato da nuove sfide: sicurezza, competitività, innovazione tecnologica, transizione energetica e gestione dei flussi migratori.
Ritengo che per l’Italia e la Sicilia sia fondamentale difendere una politica di coesione forte, capace di sostenere lo sviluppo delle regioni che affrontano svantaggi strutturali permanenti. Allo stesso tempo, l’Europa dovrà investire maggiormente nella crescita economica e nella capacità di competere a livello globale.
Le risorse europee devono essere utilizzate in modo efficace, trasformandosi in infrastrutture, servizi e opportunità concrete per cittadini e imprese. L’obiettivo non è spendere di più, ma spendere meglio.
L’insularità: da svantaggio a opportunità
Le isole europee convivono da sempre con sfide specifiche legate alla distanza dai principali mercati, ai costi dei trasporti e alla continuità territoriale.
Negli ultimi anni il tema dell’insularità ha finalmente trovato spazio nell’agenda europea. Si tratta di un passaggio importante che consente di affrontare in modo più concreto le esigenze di territori come la Sicilia e la Sardegna.
Riconoscere gli svantaggi strutturali dell’insularità non significa chiedere privilegi. Significa garantire condizioni più eque per cittadini e imprese, permettendo ai territori insulari di competere ad armi pari con il resto dell’Europa.
L’obiettivo deve essere trasformare una condizione geografica spesso percepita come limite in un elemento di forza, valorizzando la posizione strategica delle isole nel Mediterraneo.
Europa e Nord Africa: costruire una partnership per il futuro
Il futuro dell’Europa e quello del Nord Africa sono strettamente collegati. Energia, sicurezza, sviluppo economico e gestione dei flussi migratori richiedono una collaborazione sempre più intensa tra le due sponde del Mediterraneo.
Per questa ragione è fondamentale superare una visione emergenziale dei rapporti con i Paesi nordafricani e costruire partenariati fondati sul rispetto reciproco e sugli interessi comuni.
L’Europa ha bisogno di vicini stabili e prosperi. Allo stesso tempo, i Paesi del Nord Africa possono trovare nell’Unione europea un partner affidabile per favorire crescita, investimenti e opportunità per le nuove generazioni.
La Sicilia, per storia e posizione geografica, può svolgere un ruolo centrale in questo percorso, contribuendo a rafforzare il dialogo tra Europa e Mediterraneo.
Il Piano Mattei: l’Italia guida una nuova visione europea per il Mediterraneo
Per troppo tempo l’Europa ha guardato all’Africa esclusivamente attraverso le emergenze. Il Piano Mattei, fortemente voluto dal Governo di Giorgia Meloni, ha avuto il merito di cambiare approccio, promuovendo una partnership fondata su investimenti, sviluppo, energia e crescita reciproca.
Come ho più volte sostenuto, il Mediterraneo non deve essere considerato una frontiera dell’Europa, ma uno spazio strategico nel quale si giocano sfide decisive per il nostro futuro. Sicurezza energetica, stabilità, competitività e gestione dei flussi migratori richiedono una visione di lungo periodo e una cooperazione più stretta con i Paesi della sponda sud.
L’Italia ha oggi l’opportunità di svolgere un ruolo di guida all’interno dell’Unione europea, mettendo a disposizione la propria esperienza e la propria centralità geografica. Il Piano Mattei dimostra che è possibile costruire rapporti equilibrati e vantaggiosi per entrambe le parti, superando logiche assistenzialistiche che in passato non hanno prodotto risultati duraturi.
Per la Sicilia questa sfida è particolarmente significativa. La nostra Isola può diventare sempre più il ponte naturale tra Europa e Africa, contribuendo a rafforzare il ruolo del Mediterraneo come area di cooperazione, crescita e sviluppo.
L’Europa ha bisogno di una strategia mediterranea più ambiziosa. L’Italia ha dimostrato di poter indicare la strada.